Cambogia_viaggio_i sorrisi delle persone

Cambogia (#1): cercavo i templi e ho trovato le persone

Ormai la Cambogia è “lontana” tre settimane da quando ci sono stata.

Non e’ semplice per me, questa volta, riuscire a raccontare questa terra e questo pezzo del nostro viaggio, nonostante le pagine di moleskine e i fogli sparsi fitti fitti di parole e pensieri nei miei giorni lì…

E’ stato un impatto forte. Fortissimo. Che un pò mi ha cambiata.

La macchina fotografica in questo caso mi aiuta e riesce nel modo migliore possibile a descrivere fedelmente quello che vedo e a raccontare le emozioni che provo, fermandosi su quello che mi colpisce e che mi porta via il cuore.

“Quello che mi strappa il cuore”.

Quando qualcuno mi chiede della Cambogia queste sono le parole che meglio rappresentano quello che ho provato.

Ero andata lì, principalmente per i templi. Ero partita da casa avendo subìto il fascino delle foto di Angkor Wat all’alba e del Ta Prohm che spunta dalla giungla. Delle foto dei villaggi galleggianti e delle risaie, conquistata già, da una natura selvaggia e libera.

Ero consapevole di andare in una terra ancora piena di sofferenza, dove solo pochi decenni  fa scorreva il Sangue innocente di una popolazione devastata dalla guerra e dai soprusi di un regime che ha sacrificato la libertà individuale per una causa che si e’ rivelata devastante per un Paese che oggi e’ancora in ginocchio a cercare di rialzarsi.

Che qui c’è il più alto traffico di minori al mondo e uno dei più alti tassi di prostituzione infantile.

Che la povertà, in Cambogia, è devastante.

Ecco. Sapevo tutto questo.

Ma tra il sapere e il vedere c’e’ un abisso in cui poi vieni traghettato dai tuoi occhi e dal tuo cuore con l’effetto di una potente sberla in faccia che ti risveglia da una sorta di torpore.

Cercavo i templi. E ho trovato le persone.

In una Cambogia che ci scorreva sotto gli occhi, tra strade polverose animate e intasate dal traffico di motorini con 5 persone a bordo, biciclette senza sellino, tuk tuk improvvisati, carri, carretti, camion e furgoncini con trasporto animali nel bagagliaio (un allevamento di pulcini, maiali boccheggianti, anatre e ogni altro genere di animale non domestico), mucche anoressiche, risaie, baraccopoli, templi che spuntano nella giungla, ecco le persone…I monaci scalzi a mendicare, i venditori ambulanti, le mamme con i bambini in grembo ai lati delle strade e tanti tanti tanti bambini dappertutto con i loro occhi grandi e liquidi pieni di profonda malinconia, i loro sorrisi pieni e immensi e la vita che scorre.

Ho visto gente che non aveva nulla. E che sorrideva come se avesse tutto.

Ho visto bambini nudi giocare per strada con sassi e bastoni. Bambini fare il bagno nelle fogne. Bambini di 5 anni costretti a lavorare.

Ho visto bambini cantare, imparare l’inglese in baracche improvvisate come se fossero scuole.

Bambini che ti rincorrevano e che ti chiedevano una carezza, un abbraccio. Un sorriso.

Ecco, i sorrisi. In Cambogia ho imparato che se tu sorridi la gente ti ricambia con sorrisi indimenticabili. Quelli che, appunto, ti strappano il cuore.

Qualcuno di quei sorrisi silenziosi ho cercato di fotografarlo. Altri semplicemente me li sono tenuti per me e me li porto dentro (quelli dove ho provato pudore e ho sentito che la macchina fotografica era troppo invadente).



(to be continued…)

 

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